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⛑️ Dopo la Calamità, la Negoziazione diventa Parte della Risposta Umanitaria

1 giorno fa
Tempo di lettura: 4 min

di Pierfrancesco C. Fasano


Un terremoto, un’alluvione o un’esplosione in un’area densamente abitata impongono decisioni immediate.


Occorre raggiungere le persone colpite, distribuire gli aiuti, attivare i servizi e coordinare organizzazioni che spesso iniziano a lavorare nello stesso luogo, nello stesso momento.


Ciascuna di queste attività richiede anche di negoziare.


Gli interlocutori possono essere:


  • autorità locali e nazionali,

  • comunità,

  • organizzazioni umanitarie,

  • finanziatori e, nei contesti di conflitto,

  • gruppi armati.


Le loro priorità possono cambiare nel giro di poche ore. Anche rapporti consolidati possono essere messi alla prova dalla pressione dell’emergenza.


Per questo la qualità della risposta dipende, in parte, dalla capacità di costruire accordi praticabili mentre la situazione continua a evolvere.

Partire dalle relazioni, verificare i bisogni, agire rapidamente

Nelle prime ore è naturale concentrarsi su mezzi, personale e forniture.


La negoziazione richiede di guardare anche alle relazioni:


  • chi può autorizzare un intervento ?

  • chi conosce il territorio ?

  • chi gode della fiducia delle comunità ?

  • chi può agevolare il coordinamento ?


Una calamità può modificare questa rete. Le autorità possono nominare nuovi referenti e possono emergere soggetti locali prima non coinvolti. Occorre quindi valorizzare i rapporti già esistenti e, quando necessario, costruirne di nuovi.


La rapidità, da sola, non basta. Un programma predisposto prima dell’evento potrebbe non rispondere più alle necessità della popolazione. Prima di negoziarne l’attuazione, bisogna chiedersi se i servizi proposti siano ancora pertinenti e quali adattamenti richiedano le priorità delle comunità e degli interlocutori.


Quando le condizioni di sicurezza lo consentono, la presenza sul posto facilita l’ascolto e la ricerca di soluzioni. La risposta sarà tanto più rapida quanto più l’organizzazione avrà già definito procedure di emergenza e margini di decisione per chi opera sul campo.

Costruire fiducia senza appesantire il lavoro degli interlocutori

Dopo una calamità, anche la persona con cui si negozia può aver subito perdite o essere impegnata oltre le proprie capacità. Riconoscere questa condizione aiuta a scegliere tempi, richieste e modalità di comunicazione adeguati.


La fiducia si costruisce attraverso comportamenti concreti:


  • offrire un sostegno utile,

  • evitare richieste amministrative superflue,

  • spiegare con chiarezza ciò che si intende fare e

  • rispettare gli impegni assunti.


Le reti locali possono aiutare a comprendere le esigenze delle comunità e a individuare modalità di intervento credibili.


È altrettanto importante usare i canali di comunicazione concordati, sia all’interno della propria organizzazione sia nei rapporti con gli altri soggetti coinvolti.


Nell’urgenza, improvvisare interlocuzioni parallele può generare confusione e compromettere accordi già raggiunti.

Capire se occorre intervenire subito, coordinare nel tempo o fare entrambe le cose

Le organizzazioni non svolgono tutte la stessa funzione.


Alcune sono attrezzate per entrare rapidamente in azione, negoziando l’accesso e le condizioni necessarie a realizzare gli interventi.


Altre dispongono delle capacità per mantenere un presidio più lungo: coordinano attività, consolidano rapporti con le autorità e dialogano con comunità e finanziatori.


Le due funzioni si rafforzano a vicenda. Chi interviene per primo può aprire canali di dialogo che saranno utili nelle fasi successive. Chi assicura continuità può sviluppare quei rapporti e contribuire a rendere coerenti gli interventi nel tempo.


La scelta dipende dal mandato dell’organizzazione, dalle sue risorse e dal contesto. In alcuni casi potrà svolgere entrambe le funzioni; in altri sarà più efficace collaborare con un partner che possieda le capacità mancanti.

Negoziare la cooperazione tra organizzazioni

Quando più organizzazioni assistono la stessa popolazione, il rischio di duplicare gli interventi è concreto.


Condividere informazioni, chiarire i rispettivi compiti e concordare le priorità permette di usare meglio tempo e risorse.


La collaborazione richiede a sua volta una negoziazione. Occorre definire:


  • chi fa cosa,

  • come si prendono le decisioni e

  • in che modo si aggiornano gli interventi quando cambiano i bisogni.


Può essere più semplice lavorare ciascuno nel proprio ambito, ma il coordinamento rende la risposta più mirata.


Nei momenti di disaccordo, ricordare l’obiettivo comune (assistere le persone colpite) aiuta a riportare la discussione sulle scelte operative.

Concordare con i finanziatori procedure adatte all’emergenza

La necessità di agire subito può entrare in tensione con le ordinarie procedure di spesa, rendicontazione e conformità.


Un’organizzazione deve conoscere i propri obblighi, ma anche saper distinguere i rischi effettivi da quelli soltanto percepiti.


Questa distinzione è utile nel dialogo con i finanziatori. Può essere necessario concordare deroghe previste per le emergenze, modalità di documentazione adeguate alle circostanze o accordi diversi per gestire piccoli contributi.


Può inoltre servire una maggiore flessibilità nell’uso delle risorse, perché le esigenze della popolazione possono cambiare dopo l’avvio degli interventi.


Preparare queste possibilità prima di una calamità riduce i ritardi. Nel corso dell’emergenza, consente di negoziare adattamenti motivati e trasparenti, anziché cercare soluzioni quando una decisione non può più attendere.

Conclusioni

Negoziare dopo una calamità significa tenere insieme urgenza e ascolto.


Occorre essere presenti senza sovraccaricare gli interlocutori, agire rapidamente senza perdere di vista i bisogni reali e mantenere la flessibilità necessaria a modificare gli interventi.


Relazioni locali solide, ruoli chiari tra organizzazioni e procedure di emergenza preparate in anticipo rendono la negoziazione umanitaria più efficace. Soprattutto, aiutano a trasformare il coordinamento tra i soggetti coinvolti in una risposta concreta per le persone colpite.

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