
🔴 Informare il Cliente sulla Scelta dell’ADR. L’Avvocato è ‘avvertito’ ?
di Pierfrancesco C. Fasano
La tutela comincia dalla scelta
La qualità dell’assistenza legale dipende anche dalla capacità di individuare il percorso più adeguato per affrontare una controversia. L’analisi dei fatti, delle prove e delle questioni giuridiche deve accompagnarsi alla comprensione del risultato che il cliente intende raggiungere.
Recuperare un credito, salvaguardare una relazione commerciale, ottenere una decisione specialistica o contenere l’incertezza sono esigenze diverse. Ciascuna richiede una valutazione degli strumenti disponibili, dei relativi costi, dei tempi e degli effetti.
In questa prospettiva, le ADR Alternative Dispute Resolution, ossia i percorsi alternativi di risoluzione delle controversie, entrano nella strategia professionale fin dal conferimento dell’incarico.
Informare sulle ADR è un dovere deontologico
L’articolo 27, comma 3, del Codice deontologico forense dispone:
«L’avvocato, all’atto del conferimento dell’incarico, deve informare chiaramente la parte assistita della possibilità di avvalersi del procedimento di negoziazione assistita e, per iscritto, della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione; deve altresì informarla dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario, pure previsti dalla legge».
La norma impone espressamente un dovere di informazione. La valutazione della concreta percorribilità delle ADR rappresenta il passaggio professionale necessario per rendere quell’informazione utile alla scelta del cliente: occorre distinguere il contenuto letterale del precetto dalla sua traduzione operativa nell’assistenza.
Il comma 9 dello stesso articolo prevede, per la violazione dei doveri contenuti nei commi da 1 a 5, la sanzione dell’avvertimento, ferma la valutazione delle circostanze secondo le regole generali del sistema disciplinare. (ordineavvocatitrani.it)
L’informazione sulle alternative assume quindi rilievo nella relazione fiduciaria e nella corretta esecuzione del mandato.
Un’informazione utile consente di comprendere le alternative
La conoscenza dell’esistenza di uno strumento costituisce il punto di partenza. Per consentire una scelta consapevole, è opportuno illustrarne il funzionamento e la possibile utilità rispetto alla controversia.
L’assistito dovrebbe comprendere chi partecipa al procedimento, quale ruolo svolgono gli eventuali terzi, quali costi siano prevedibili e quali effetti possa produrre il risultato.
La relazione illustrativa del CNF alla modifica del 2018, pubblicata anche dall’Ordine degli Avvocati di Milano, sottolinea la particolare rilevanza della negoziazione assistita e il ruolo decisivo del difensore nel raggiungimento di una composizione stragiudiziale nell’interesse della parte assistita. Si tratta di un documento interpretativo della modifica deontologica, non di una pronuncia disciplinare. (ordineavvocatimilano.it)
La giurisprudenza disciplinare: precedenti da distinguere
La ricerca nelle fonti pubbliche consultabili non ha consentito di individuare una decisione specificamente relativa all’omissione informativa sulle ADR prevista dall’articolo 27, comma 3. Sono invece reperibili pronunce che chiariscono la qualità dell’informazione dovuta al cliente e le responsabilità dell’avvocato nei percorsi alternativi.
CNF, sentenza 27 maggio 2024, n. 218. La massima, ripresa anche dall’Ordine degli Avvocati di Bergamo, afferma che l’informazione ai sensi dell’articolo 27 deve possedere chiarezza, completezza, tempestività e veridicità. Il fondamento è la fiducia che caratterizza il rapporto professionale, tutelata anche quando una comunicazione non veritiera appaia innocua. Il principio riguarda i doveri informativi generali; non costituisce una specifica applicazione del comma 3 alle ADR. (repo.ordineavvocatibergamo.it)
CNF, sentenza 25 ottobre 2023, n. 226. Secondo la massima pubblicata dall’Ordine degli Avvocati di Bergamo, la diligenza professionale comprende doveri di sollecitazione, dissuasione e informazione, sia all’inizio sia durante l’incarico. Devono essere rappresentate le questioni di fatto e di diritto che ostacolano il risultato; la prova dell’adempimento grava sul professionista e il rilascio della procura alle liti è insufficiente a dimostrarlo. Anche questo precedente riguarda il quadro generale dell’assistenza, senza poter essere presentato come decisione sull’omessa informazione prevista dal comma 3. (repo.ordineavvocatibergamo.it)
CNF, sentenza 27 gennaio 2026, n. 4. Questa pronuncia riguarda direttamente la condotta dell’avvocato in un percorso di ADR. Il CNF ha confermato la censura inflitta dal CDD di Bologna per avere riferito in giudizio una proposta formulata durante una negoziazione assistita conclusa senza accordo. La decisione riconduce la condotta all’obbligo di riservatezza previsto dall’articolo 9 del decreto-legge n. 132/2014 e ai doveri di lealtà e correttezza. È un precedente sulla riservatezza, non sull’articolo 27, comma 3. (ilfogliodelconsiglio.it)
Queste decisioni mostrano come informazione, rispetto del mandato e correttezza della condotta incidano sulla qualità dell’assistenza anche quando la controversia viene affrontata fuori dal processo.
Prima dello strumento, occorre individuare l’obiettivo
La valutazione delle ADR richiede di comprendere gli interessi dell’assistito.
Quanto conta la rapidità? Quali risorse possono essere dedicate al conflitto? La relazione con la controparte conserva valore? Occorre una decisione oppure esistono condizioni per un accordo?
La fondatezza della pretesa resta essenziale, ma va considerata insieme alla possibilità di realizzarla concretamente in. Anche una posizione solida può accompagnarsi a difficoltà probatorie, economiche o di recupero.
L’obiettivo consente di orientare la scelta dello strumento.
Le ADR richiedono strategie differenti
Le ADR comprendono percorsi con funzioni diverse. Alcuni favoriscono una soluzione concordata; altri affidano a un terzo la decisione della controversia o la valutazione di una questione.
Cambiano, di conseguenza, la preparazione necessaria, il ruolo dell’avvocato e il contributo richiesto al cliente.
La scelta deve considerare la natura del conflitto, la disponibilità delle parti, le competenze necessarie, le regole applicabili e gli effetti del possibile esito. La generica preferenza per una soluzione stragiudiziale non sostituisce questa analisi.
6. La valutazione dei rischi rende credibile il consiglio
Ogni controversia presenta margini di incertezza. Un documento ambiguo, una prova incompleta o una quantificazione contestabile possono incidere sul risultato.
Questi aspetti devono essere affrontati con il cliente prima che diventino un ostacolo alla scelta. Una rappresentazione eccessivamente ottimistica può rendere difficile valutare una proposta ragionevole o accettare gli effetti di una decisione.
L’assistenza efficace distingue i punti di forza dalle criticità e chiarisce quali alternative restino disponibili qualora il percorso prescelto non produca il risultato atteso.
7. Il cliente deve essere preparato a partecipare e decidere
La preparazione riguarda le regole, ma anche le aspettative.
Nei percorsi consensuali, l’assistito deve comprendere il significato delle proposte, delle concessioni e dei tempi della trattativa. Nei percorsi decisori, deve conoscere il funzionamento del procedimento e le conseguenze dell’affidamento della controversia a un terzo.
Quando si cerca un accordo, occorre inoltre individuare chi possa autorizzarlo, quali soggetti debbano essere consultati e quali vincoli incidano sulla decisione.
Una proposta può essere giuridicamente ed economicamente adeguata, ma restare impraticabile se non viene affrontato il processo decisionale delle parti.
Informazioni e riservatezza devono essere organizzate
La documentazione dovrebbe consentire di individuare rapidamente i fatti essenziali, le questioni decisive e gli ostacoli alla soluzione. La selezione dei materiali richiede precisione e rispetto delle regole del singolo procedimento.
Anche il momento della comunicazione conta. Un’informazione nuova può richiedere verifiche tecniche, consultazioni o ulteriori autorizzazioni.
Quanto alla riservatezza, è necessario accertare quali protezioni operino e quali limiti incontrino. Il precedente del CNF n. 4/2026 evidenzia quanto possa essere rilevante, sul piano disciplinare, l’utilizzo successivo di contenuti emersi durante un percorso negoziale. (ilfogliodelconsiglio.it)
9. Una proposta va valutata nel suo insieme
Nei percorsi consensuali, il valore della soluzione può dipendere da più elementi: importi, tempi di pagamento, garanzie, continuità dei rapporti e impegni futuri.
La preparazione della trattativa richiede quindi di individuare priorità e margini disponibili. Una concessione su un elemento può consentire di ottenere un risultato più utile su un altro.
La valutazione deve riguardare l’intero assetto dell’accordo e la sua concreta attuabilità.
La scelta del percorso può essere aggiornata
Le condizioni della controversia possono cambiare durante il mandato. Nuove prove, diverse esigenze economiche o un’evoluzione dei rapporti possono rendere praticabile una soluzione inizialmente difficile.
Un percorso consensuale può anche chiarire che occorre una decisione. In entrambi i casi, gli elementi acquisiti devono orientare il passo successivo.
La valutazione delle alternative può pertanto accompagnare l’evoluzione della controversia, mantenendo al centro gli interessi dell’assistito.
Conclusione: l’ADR come competenza della difesa
L’ADR amplia gli strumenti attraverso i quali l’avvocato può tutelare il cliente. Richiede conoscenza giuridica, capacità di valutazione, preparazione negoziale e attenzione alla concreta realizzazione del risultato.
L’articolo 27, comma 3, pone un preciso dovere di informazione. La qualità professionale si manifesta nel modo in cui quell’informazione consente all’assistito di comprendere le opzioni e scegliere consapevolmente.
Difendere significa anche individuare il percorso adeguato, spiegarne opportunità e limiti e accompagnare il cliente nelle decisioni che ne conseguono.



