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🇨🇳La Cina istituzionalizza la Mediazione Commerciale: un Nuovo Pilastro per la Risoluzione delle Controversie

di Pierfrancesco C. Fasano

Introduzione

Il 19 dicembre 2025, il Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha approvato le Regulations on Commercial Mediation (le “Nuove Regole”), introducendo per la prima volta un quadro amministrativo dedicato alla mediazione commerciale. Si tratta di un passaggio storico che segue, nel maggio 2025, la creazione dell’International Organization for Mediation, prima organizzazione intergovernativa permanente al mondo dedicata alla mediazione delle controversie internazionali, promossa dalla Cina e con sede a Hong Kong.


Nel loro insieme, questi sviluppi segnano un deciso avanzamento verso l’istituzionalizzazione e l’internazionalizzazione dei meccanismi di risoluzione delle controversie commerciali nel contesto cinese.

Evoluzione del quadro istituzionale

Per lungo tempo, la mediazione commerciale in Cina ha operato in un contesto normativo incerto. Un nodo centrale è stato rappresentato dalla sovrapposizione concettuale tra mediazione commerciale e people’s mediation, ossia una forma di servizio pubblico comunitario orientato alla coesione sociale.


A differenza della mediazione privata e remunerata, la people’s mediation non è stata concepita come attività economica. Ne è derivata un’incertezza diffusa circa la possibilità per mediatori e organismi di mediazione di richiedere compensi, con orientamenti giurisprudenziali non uniformi e un conseguente rallentamento nella diffusione della mediazione commerciale.


Le Nuove Regole intervengono in modo chiaro, qualificando la mediazione commerciale come servizio professionale autonomo e legittimando espressamente la remunerazione delle prestazioni.

Il panorama organizzativo

Attualmente, gli organismi di mediazione commerciale in Cina comprendono:


  • enti privati senza scopo di lucro promossi da organizzazioni sociali;

  • organismi istituiti da camere di commercio e associazioni di categoria;

  • entità imprenditoriali, incluse società e imprese individuali.


Alla fine del 2023 risultavano registrati oltre 200 organismi di mediazione commerciale non imprenditoriali, con ulteriori 300 istituiti tra il 2023 e il 2024, a conferma di una crescita significativa del settore.


Le associazioni di categoria e le camere di commercio svolgono un ruolo centrale nella gestione di controversie complesse e di elevato valore economico, grazie alle competenze settoriali.


Tra gli attori principali emerge il China Council for the Promotion of International Trade (CCPIT) Mediation Center, ormai affermato come istituzione di riferimento anche sul piano internazionale. Si affiancano nuove realtà specializzate, quali:


  • l’International Commercial Mediation Center per la Belt and Road Initiative;

  • il China-Arab Commercial Mediation Center.


Programmi pilota in aree come Qianhai e Fujian registrano tassi di accordo prossimi al 60%, dimostrando l’efficacia della mediazione quando adeguatamente strutturata.


Tuttavia, manca ancora la costruzione di enti nazionali forti e riconoscibili a livello globale. Inoltre, il predominio della mediazione promossa dallo Stato ha finora limitato lo sviluppo di operatori privati orientati al mercato.


Le Nuove Regole mirano proprio a riequilibrare questo assetto, favorendo la coesistenza tra modelli pubblici e privati e sostenendo la competitività internazionale degli organismi cinesi.

Gli elementi chiave delle Nuove Regole

Ambito di applicazione e specializzazione


Le Nuove Regole definiscono con precisione l’ambito della mediazione commerciale, includendo settori quali commercio, finanza, trasporti, immobiliare, costruzioni e proprietà intellettuale, ed escludendo controversie non commerciali (familiari, matrimoniali o consumeristiche).


Attualmente, la mediazione commerciale è concentrata prevalentemente nel settore finanziario, ma l’obiettivo è una progressiva estensione ad altri ambiti economici.


Requisiti per mediatori e organismi


Le Nuove Regole introducono standard professionali per mediatori e organismi:


  • i mediatori devono possedere qualifiche professionali, titoli pertinenti e/o esperienza specifica;

  • gli organismi devono registrarsi presso le autorità amministrative e disporre di almeno cinque mediatori qualificati.


È previsto un sistema formale di accreditamento, con sanzioni rilevanti per l’esercizio non autorizzato (fino a circa 70.000 dollari, oltre alla confisca dei proventi illeciti).


A differenza dell’Europa, dove esistono percorsi formativi strutturati, la Cina è ancora in una fase di sviluppo dei programmi di formazione. Non a caso, numerosi operatori internazionali stanno collaborando con centri cinesi per colmare questo divario.


L’obiettivo dichiarato è elevare lo status professionale e la remunerazione dei mediatori a livelli comparabili con gli standard internazionali.


Esecutività degli accordi


Uno dei principali limiti storici della mediazione in Cina è stato il basso tasso di adempimento volontario degli accordi.


Le Nuove Regole introducono un sistema articolato di enforcement basato su tre strumenti:


  • conferma giudiziale dell’accordo;

  • integrazione con strumenti arbitrali;

  • trasformazione in titolo esecutivo notarile.


Questo approccio multilivello attribuisce agli accordi di mediazione un’efficacia assimilabile a quella delle sentenze o dei lodi arbitrali, superando una delle criticità strutturali del sistema.


Allineamento agli standard internazionali


Le Nuove Regole pongono un forte accento sull’armonizzazione con gli standard internazionali. La Cina, tra i primi firmatari della Convenzione di Singapore sulla mediazione, sta progressivamente integrando best practices globali.


Autonomia delle parti


Viene espressamente riconosciuto il principio di autonomia delle parti:


  • libertà nella scelta del mediatore;

  • facoltà di interrompere il procedimento in qualsiasi momento.


Sebbene tali principi siano consolidati in altri ordinamenti, la loro codificazione esplicita rappresenta un passaggio fondamentale per la certezza del diritto nel contesto cinese.

Conclusioni

L’approvazione delle Nuove Regole segna un momento di svolta per il sistema cinese di risoluzione delle controversie commerciali.


Attraverso la definizione di standard professionali, il rafforzamento dei meccanismi di esecutività e l’apertura verso l’internazionalizzazione, la Cina ha costruito un quadro normativo solido e coerente.


La mediazione commerciale è destinata a svolgere un ruolo sempre più centrale nello sviluppo di un ambiente economico fondato sulla certezza del diritto, sull’efficienza e sull’accesso effettivo alla giustizia.


Per gli operatori europei e internazionali, si tratta di un’evoluzione da osservare con estrema attenzione non solo come fenomeno giuridico, ma come leva strategica nella gestione delle controversie globali.

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