🧭 La prima riunione di mediazione: guida pratica per parti e rappresentanti professionali
- MFSD IP ADR CENTER AND ACADEMY
- 23 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

di Pierfrancesco C. Fasano
Introduzione. Preparazione, presenza personale e buona fede: le chiavi per un esito efficace
La mediazione è oggi uno strumento centrale nel sistema italiano di risoluzione extragiudiziale delle controversie: non solo un complemento al processo civile, ma in molti casi una condizione di procedibilità obbligatoria.
Con la riforma cosiddetta Cartabia completata dal D.M. Giustizia n. 150/2023, il legislatore ha rafforzato la natura sostanziale e partecipativa della mediazione, ponendo al centro:
la presenza personale delle parti
la collaborazione effettiva, leale e in buona fede anche dei rappresentanti professionali
la responsabilità decisionale diretta delle parti
una gestione più efficiente (anche nei tempi) del primo incontro
Ma cosa significa, in concreto, affrontare la prima mediazione o la prima riunione di mediazione?
Cos’è (davvero) la mediazione oggi?
La mediazione non è un “mini-processo” né un semplice adempimento formale prima di recarsi dal Giudice o dall’Arbitro.
È un procedimento riservato, volontario nella sostanza ma spesso obbligatorio nella forma, nel quale un soggetto terzo, neutrale, appositamente formato e aggiornato, professionale – il mediatore – aiuta le parti a:
chiarire interessi e bisogni
superare incomprensioni
esplorare soluzioni negoziali
Il mediatore non decide, ma facilita.
Il risultato non è una sentenza, ma un accordo costruito dalle parti e dai rappresentanti professionali.
La novità centrale: presenza personale e rappresentanza
Uno degli elementi più rilevanti del D.M. 150/2023 è la centralità della partecipazione diretta delle parti.
Regola generale
Le parti devono comparire personalmente.
Eccezione (limitata)
È possibile farsi rappresentare solo in presenza di:
giustificati motivi
tramite procura speciale sostanziale (non una semplice procura alle liti)
Questo significa che l’avvocato:
non può sostituire automaticamente il cliente
deve essere espressamente autorizzato a negoziare e decidere nel merito
In termini pratici: la mediazione torna ad essere uno spazio decisionale reale, non delegabile in modo meramente formale.
Prepararsi: la differenza tra formalità e strategia
Una mediazione ben gestita si gioca prima dell’incontro.
Per il rappresentante professionale (avvocato, consulente in proprietà industriale, commercialista, consulente del lavoro):
analizzare punti di forza e debolezza
stimare i rischi del giudizio
definire un spazio negoziale realistico
preparare (se utile) una memoria (con fatti e scevra di diritto) di mediazione chiara e non aggressiva, che esponga le opzioni negoziali concordate col cliente.
Per il cliente:
chiarire:
cosa vuole davvero ottenere
cosa è disposto ad accettare
comprendere che:
mediazione non vuol dire “vincere”
mediazione vuol dire trovare una soluzione sostenibile
Una buona preparazione riduce aspettative irrealistiche e aumenta la probabilità di accordo.
Il primo incontro: 2 ore che fanno la differenza
La normativa (DM 150/2023) prevede che il primo incontro abbia una durata massima di circa 2 ore.
Questo cambia radicalmente l’approccio:
niente tempi dilatati
niente strategie attendiste
focus immediato su:
comprensione del caso
disponibilità negoziale
possibilità concreta di accordo
È un momento decisivo, non introduttivo.
Questo non significa che il Mediatore e/o l’Organismo di Mediazione azionano un cronometro o una clessidra: significa che se si superano le 2 ore previste e pagate, su consenso di tutte le parti, d’intesa col Mediatore e l’Organismo di Mediazione, la prima riunione continua ma le parti dovranno pagare le indennità integrative previste dalle tabelle ministeriali o dalle tariffe dell’Organismo di Mediazione.
Aspettative realistiche: il vero nodo critico
Uno degli errori più frequenti è arrivare in mediazione con:
richieste eccessive
visioni distorte del proprio caso
aspettative “processuali”
strategie rigide e immutabili
Il ruolo del rappresentante professionale
Avvocati, Consulenti in Proprietà Industriale, Commercialisti, Consulenti del Lavoro e rappresentanti professionali in generale giuocano un ruolo fondamentale nel:
riequilibrare le aspettative
spiegare rischi e costi del contenzioso
evitare escalation strategiche inutili
Particolare attenzione devono porre parti e rappresentante in ciò che si scrive nella memoria (fattuale e non giuridica) di mediazione: il documento, che potrà essere anche riservato al solo Mediatore, è una sentenza anticipata, ma uno strumento negoziale, e quindi per raggiungere un accordo favorevole.
L’elemento emotivo: il fattore invisibile
Le controversie non sono solo e non sono sopratutto giuridiche.
Spesso includono:
frustrazione
rabbia
senso di ingiustizia
paura del rischio
delusione
sfiducia
rivalsa
Se non gestite, le emozioni compromettono la negoziazione.
Esistono tuttavia buone prassi, che possono aiutare a mitigare questi aspetti emotivi, che fortemente influenzano o alimentano una controversia:
pause strategiche
focus sugli interessi, non sulle posizioni
evitare personalizzazioni del conflitto
riattivazione del dialogo e della comprensione del punto di vista altrui.
La mediazione efficace è anche gestione delle emozioni.
Collaborazione leale e buona fede: obbligo giuridico e vantaggio strategico
La riforma della Mediane richiede una partecipazione:
effettiva
leale
in buona fede
Non è solo un principio etico.
Ha conseguenze concrete:
possibili valutazioni del giudice
effetti sulle spese
rilevanza nel prosieguo del giudizio
Ma soprattutto: la cooperazione aumenta le probabilità di accordo.
Strategia: non solo posizione, ma percorso
Una mediazione efficace non si limita a dire “quanto voglio”, ma richiede di costruire: un percorso verso l’accordo opzioni alternative concessioni progressive.
Elementi chiave:
definire il punto di uscita accettabile
valutare scenari multipli
prepararsi al dialogo con il mediatore
La strategia è dinamica, non statica.
Aspetti pratici da non sottovalutare
Prima dell’incontro:
verificare:
presenza dei soggetti decisori
documenti essenziali
modalità (online / presenza)
considerare:
tempi realistici
possibilità di proseguimento
eventuali soluzioni non monetarie
La logistica incide più di quanto si pensi.
Il ruolo del mediatore: facilitatore attivo
Il mediatore:
gestisce sessioni congiunte e separate
aiuta a individuare aree di accordo
facilita comunicazione e comprensione.
Il suo lavoro è tanto più efficace quanto maggiore è:
la trasparenza
la disponibilità delle parti
L’accordo: il vero obiettivo
Se si raggiunge un’intesa:
viene formalizzata per iscritto
ha valore vincolante
può avere efficacia esecutiva
Attenzione. L’avvocato deve verificare:
coerenza con gli accordi raggiunti
tutela degli interessi del cliente
chiarezza delle clausole
Conclusione: la mediazione come competenza, non adempimento
La mediazione, oggi, non è più un passaggio accessorio.
È:
uno spazio decisionale reale
un momento strategico
un’opportunità di soluzione efficiente e rapida
Per i partecipanti alla prima esperienza:
preparazione
presenza effettiva
aspettative realistiche
approccio collaborativo
disponibilità a rinunce e concessioni
sono i veri fattori di successo.
In sintesi, la mediazione funziona quando:
le parti ci sono davvero (non solo formalmente)
gli avvocati guidano, non sostituiscono
il processo è vissuto come negoziazione strutturata, non come processo anticipato.
In quel momento, la mediazione diventa ciò che dovrebbe essere: uno spazio comune in cui le parti costruiscono una soluzione praticabile condivisa e non subiscono una decisione di un terzo.




Commenti