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🧭 La prima riunione di mediazione: guida pratica per parti e rappresentanti professionali

di Pierfrancesco C. Fasano


Introduzione. Preparazione, presenza personale e buona fede: le chiavi per un esito efficace

La mediazione è oggi uno strumento centrale nel sistema italiano di risoluzione extragiudiziale delle controversie: non solo un complemento al processo civile, ma in molti casi una condizione di procedibilità obbligatoria.


Con la riforma cosiddetta Cartabia completata dal D.M. Giustizia n. 150/2023, il legislatore ha rafforzato la natura sostanziale e partecipativa della mediazione, ponendo al centro:


  • la presenza personale delle parti

  • la collaborazione effettiva, leale e in buona fede anche dei rappresentanti professionali

  • la responsabilità decisionale diretta delle parti

  • una gestione più efficiente (anche nei tempi) del primo incontro


Ma cosa significa, in concreto, affrontare la prima mediazione o la prima riunione di mediazione?

Cos’è (davvero) la mediazione oggi?

La mediazione non è un “mini-processo” né un semplice adempimento formale prima di recarsi dal Giudice o dall’Arbitro.


È un procedimento riservato, volontario nella sostanza ma spesso obbligatorio nella forma, nel quale un soggetto terzo, neutrale, appositamente formato e aggiornato, professionale – il mediatore – aiuta le parti a:


  • chiarire interessi e bisogni

  • superare incomprensioni

  • esplorare soluzioni negoziali


Il mediatore non decide, ma facilita.


Il risultato non è una sentenza, ma un accordo costruito dalle parti e dai rappresentanti professionali.

La novità centrale: presenza personale e rappresentanza

Uno degli elementi più rilevanti del D.M. 150/2023 è la centralità della partecipazione diretta delle parti.


Regola generale


Le parti devono comparire personalmente.


Eccezione (limitata)


È possibile farsi rappresentare solo in presenza di:


  • giustificati motivi

  • tramite procura speciale sostanziale (non una semplice procura alle liti)


Questo significa che l’avvocato:


  • non può sostituire automaticamente il cliente

  • deve essere espressamente autorizzato a negoziare e decidere nel merito


In termini pratici: la mediazione torna ad essere uno spazio decisionale reale, non delegabile in modo meramente formale.

Prepararsi: la differenza tra formalità e strategia

Una mediazione ben gestita si gioca prima dell’incontro.


Per il rappresentante professionale (avvocato, consulente in proprietà industriale, commercialista, consulente del lavoro):


  • analizzare punti di forza e debolezza

  • stimare i rischi del giudizio

  • definire un spazio negoziale realistico

  • preparare (se utile) una memoria (con fatti e scevra di diritto) di mediazione chiara e non aggressiva, che esponga le opzioni negoziali concordate col cliente.


Per il cliente:


  • chiarire:

    • cosa vuole davvero ottenere

    • cosa è disposto ad accettare

  • comprendere che:

    • mediazione non vuol dire “vincere”

    • mediazione vuol dire trovare una soluzione sostenibile


Una buona preparazione riduce aspettative irrealistiche e aumenta la probabilità di accordo.

Il primo incontro: 2 ore che fanno la differenza

La normativa (DM 150/2023) prevede che il primo incontro abbia una durata massima di circa 2 ore.


Questo cambia radicalmente l’approccio:


  • niente tempi dilatati

  • niente strategie attendiste

  • focus immediato su:

    • comprensione del caso

    • disponibilità negoziale

    • possibilità concreta di accordo


È un momento decisivo, non introduttivo.


Questo non significa che il Mediatore e/o l’Organismo di Mediazione azionano un cronometro o una clessidra: significa che se si superano le 2 ore previste e pagate, su consenso di tutte le parti, d’intesa col Mediatore e l’Organismo di Mediazione, la prima riunione continua ma le parti dovranno pagare le indennità integrative previste dalle tabelle ministeriali o dalle tariffe dell’Organismo di Mediazione.

Aspettative realistiche: il vero nodo critico

Uno degli errori più frequenti è arrivare in mediazione con:


  • richieste eccessive

  • visioni distorte del proprio caso

  • aspettative “processuali”

  • strategie rigide e immutabili


Il ruolo del rappresentante professionale

Avvocati, Consulenti in Proprietà Industriale, Commercialisti, Consulenti del Lavoro e rappresentanti professionali in generale giuocano un ruolo fondamentale nel:


  • riequilibrare le aspettative

  • spiegare rischi e costi del contenzioso

  • evitare escalation strategiche inutili


Particolare attenzione devono porre parti e rappresentante in ciò che si scrive nella memoria (fattuale e non giuridica) di mediazione: il documento, che potrà essere anche riservato al solo Mediatore, è una sentenza anticipata, ma uno strumento negoziale, e quindi per raggiungere un accordo favorevole.

L’elemento emotivo: il fattore invisibile

Le controversie non sono solo e non sono sopratutto giuridiche.


Spesso includono:


  • frustrazione

  • rabbia

  • senso di ingiustizia

  • paura del rischio

  • delusione

  • sfiducia

  • rivalsa


Se non gestite, le emozioni compromettono la negoziazione.


Esistono tuttavia buone prassi, che possono aiutare a mitigare questi aspetti emotivi, che fortemente influenzano o alimentano una controversia:


  • pause strategiche

  • focus sugli interessi, non sulle posizioni

  • evitare personalizzazioni del conflitto

  • riattivazione del dialogo e della comprensione del punto di vista altrui.


La mediazione efficace è anche gestione delle emozioni.

Collaborazione leale e buona fede: obbligo giuridico e vantaggio strategico

La riforma della Mediane richiede una partecipazione:


  • effettiva

  • leale

  • in buona fede


Non è solo un principio etico.


Ha conseguenze concrete:


  • possibili valutazioni del giudice

  • effetti sulle spese

  • rilevanza nel prosieguo del giudizio


Ma soprattutto: la cooperazione aumenta le probabilità di accordo.

Strategia: non solo posizione, ma percorso

Una mediazione efficace non si limita a dire “quanto voglio”, ma richiede di costruire: un percorso verso l’accordo opzioni alternative concessioni progressive.


Elementi chiave:


  • definire il punto di uscita accettabile

  • valutare scenari multipli

  • prepararsi al dialogo con il mediatore


La strategia è dinamica, non statica.

Aspetti pratici da non sottovalutare

Prima dell’incontro:


  1. verificare:


  • presenza dei soggetti decisori

  • documenti essenziali

  • modalità (online / presenza)


  1. considerare:


  • tempi realistici

  • possibilità di proseguimento

  • eventuali soluzioni non monetarie


La logistica incide più di quanto si pensi.

Il ruolo del mediatore: facilitatore attivo

Il mediatore:


  • gestisce sessioni congiunte e separate

  • aiuta a individuare aree di accordo

  • facilita comunicazione e comprensione.


Il suo lavoro è tanto più efficace quanto maggiore è:


  • la trasparenza

  • la disponibilità delle parti


L’accordo: il vero obiettivo


Se si raggiunge un’intesa:


  • viene formalizzata per iscritto

  • ha valore vincolante

  • può avere efficacia esecutiva


Attenzione. L’avvocato deve verificare:


  • coerenza con gli accordi raggiunti

  • tutela degli interessi del cliente

  • chiarezza delle clausole

Conclusione: la mediazione come competenza, non adempimento

La mediazione, oggi, non è più un passaggio accessorio.


È:

  • uno spazio decisionale reale

  • un momento strategico

  • un’opportunità di soluzione efficiente e rapida


Per i partecipanti alla prima esperienza:


  • preparazione

  • presenza effettiva

  • aspettative realistiche

  • approccio collaborativo

  • disponibilità a rinunce e concessioni


sono i veri fattori di successo.


In sintesi, la mediazione funziona quando:


  • le parti ci sono davvero (non solo formalmente)

  • gli avvocati guidano, non sostituiscono

  • il processo è vissuto come negoziazione strutturata, non come processo anticipato.


In quel momento, la mediazione diventa ciò che dovrebbe essere: uno spazio comune in cui le parti costruiscono una soluzione praticabile condivisa e non subiscono una decisione di un terzo.

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