Rivista di Diritto e Pratica della Risoluzione delle Controversie in materia di Proprietà Industriale
Anno 1 - Numero 0
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Il Giardino delle Vergini della Giustizia (in)Civile
Milano 29 settembre 2014. La sede centrale della Università Cattolica di Milano in Largo Gemelli è composta da alcuni dei più splendidi e antichi edifici del capoluogo lombardo, tra i quali spicca un Edificio monumentale, con 2 chiostri bramanteschi. Nella sede è anche presente un giardino (il giardino di Santa Caterina d'Alessandria), il cui accesso è consentito, per tradizione, solo alla studentesse. Per questo motivo è appellato 'Il Giardino delle Vergini' (foto wikipedia). Per chi, come me, ha studiato e vissuto quei luoghi, il Giardino delle Vergini incusiorsiva, evocava mistero e suscitava un irrefrenabile desiderio di entrare in quel gineceo. Una volta furtivamente entrati e tosto ripresi dal bidello di turno (custode vigile dell'illibatezza), pur ricercando quella purezza e non trovandola, si comprendeva l'assoluta vacuità di un divieto ottocentesco, del quale tuttavia anche noi (i trasgressori) d'improvviso ne diventavamo convinti assertori e difensori. Ecco la Giustizia Civile italiana (ap)pare un Giardino delle Vergini: tutti vogliono entrarvi (avvocati, magistrati, politici) ma, una volta dentro, tutti si agitano alla ricerca della purezza (la rapidità del processo) e nessuno la trova. Allora, il Ministro di turno, sospinto ora dall'Unione Europea ora dal Fondo Monetario Internazionale ora dall'OCSE (anch'essi custodi delle vergini), emana decreti d'urgenza o istituisce commissioni di riforma (sempre qualificate epocali), pur accorgendosi di lì a poco che le misure sono poco efficaci e di nulla o insignificante impatto sulla mole gigantesca dell'arretrato.

La ricerca affannosa della purezza si traduce in norme addirittura manichee, moralistiche o moraleggianti: come l'ultimo decreto del Ministero della Giustizia (n. 139 del 2014 - vedi allegato), che, tra gli altri divieti, stabilisce che un professionista non può rappresentare una parte avanti l'organismo al quale è iscritto come mediatore. Una presunzione assoluta di parzialità sia dell'organismo di mediazione al quale è iscritto il professionista rappresentante della parte, sia del mediatore designato dall'organismo in questione. Effluvi maleodororanti di compromissione sembrerebbero affiorare da una tale prassi: una sorta di reato di 'scambio di nomine' tra Organismi di Mediazioni e loro mediatori, da reprimere sul nascere. E' pur vero che il divieto potrebbe generare un flusso di controversie maggiori e quindi una circolazione di casi e di esperienza tra organismi di mediazioni, ma potrebbe anche agire da deterrente dell'uso della mediazione e deprimerne lo strumento fino alla desuetudine (già nascono le confusioni con la 'negoziazione assistita, che alcuni poco attenti commentatori hanno chiamato 'mediazione o conciliazione assistita').

Altro esempio di tendenza a creare o mantenere un Giardino delle Vergini è considerare che la natura pubblica di un ente di risoluzione extragiudiziale delle controversie sia la sola e unica garanzia di efficienza, imparzialità e rapidità. Si tratta del ritorno del mantra pubblicistico: solo lo Stato o il para-Stato possono e devono garantire a imprese e cittadini l'imparziale ed efficiente gestione delle controversie, e nulla costa a questi ultimi tale servizio, lo confermerebbero le tariffe basse e il personale sempre qualificato. Non è vero ? E ciò emerge, in modo malcelato, dalla presentazione che si è tenuta a Milano il 24 settembre scorso presso la Camera Arbitrale di Milano del 7° rapporto sulla giustizia alternativa in Italia elaborato da ISDACI (vedi allegato - estratto). In quella sede la crescente (e mal tollerata) presenza e istituzione o conversione degl organismi di mediazione (affamati dalla abrogazione dell'obbligatorietà) in camere arbitrali è stata guardata con diffidenza, segnale di un tentativo maldestro e subito scoperto di 'riciclarsi' in altro settore parallelo (l'arbitrato appunto) e comunque di aver superato il confine invalicabile (ricordate il non plus ultra ?). E così perfino la costituzione delle camere arbitrali degli Ordini forensi, additati come ultimi arrivati al 'banchetto' del mercato della gestione delle controversie. Improvvisati e 'imbucati alla festa'. Quanto alla gratuità o costo calmierato della gestione di una mediazione o arbitrato da parte del sistema camerale, anche a volerla concedere non si comprede allora l'allarme, la preoccupazione e il timore derivante dalla riforma della pubblicazione amministrazione che prevede la progressiva riduzione del diritto camerale pagato dalle imprese. Ma se non costa nulla alle imprese e se il principale e prevalente compito delle camere di commercio è quello di gestire il Registro delle Imprese, perché pre-occuparsi della perdita di quattrini ? Vorrà dire che, per il principio dell'efficienza, anche le camere arbitrali delle camere di commercio 'staranno sul mercato' della gestione delle controversie senza sovvenzioni pubbliche e in una piena e sana competizione, e parita di chances con gli enti privati: come fa MFSD dal 2001, offrendo gli stessi servizi a costi contenuti ma senza chiedere un centesimo allo Stato, anzi pagando anche il diritto camerale, col quale viene finanziata la camera arbitrale di Milano. 

Da ultimo, una nota positiva. Il Giardino delle Vergini della giustizia civile esiste (malgrado le troppe e tante riforme), come esiste quello dell'Università Cattolica, ed è quello della mediazione delle controversie e di tutte le altre procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie (che oggi funzionano), come la riassegnazione dei domini .it, che funziona dal 2001 nella forma di un arbitrato rapido e a basso costo, ed è ancora mis-conosciuta, oppura la più nota conciliazione aventi i Corecom per le controversie in materia telefonica. Il sistema esiste, non è illibato ma va preservato (come il Giardino e non le vergini), e lo riconosce anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel recente (settembre) Rapporto sull'Italia (n° 14/2014) (vedi allegato - in inglese). Si legge: 'Il tasso di adesione alla mediazione è basso, sebbene il tasso di successo sia alto quando le parti sono coinvolte. La mediazione non dovrebbe essere vista come una 'stanza pre-causa' o un necessario passaggio di routine prima di recarsi al primo grado di giudizio. Dovrebbe invece essere uno strumento per le parti per tentare in modo genuino di raggiungere una soluzione 'win-win' della loro controversia. Le misure discusse nella causa Esposito e altri (2013), come consentire una mediazione senza la presenza obbligatoria degli avvocati, aiuterebbero a rafforzare la mediazione' (pag. 13 - traduzione a cura del redattore). Più chiaro di così. il FMI indica quindi la mediazione volontaria come modello da seguire, quella praticata e promossa da MFSD, dove le parti sono libere di ricorrervi e sono altrettanto libere (ma MFSD raccomanda) di farsi assistere da un professionista (consulente in proprietà industriale o avvocato o commercialista). Cittadini e imprese sono soggetti maturi a sufficienza per capire se e quando farsi assistere e non abbisognano di 'amministratori di sostegno' imposti (si pensi ai casi delle grandi imprese, che hanno team interno), e se ne sentono il bisogno vi ricorrono senza la necessaria imposizione: non occorre un Giardino con vergini da tutelare.

Diversamente, il Giardino resta un luogo ideale, un'icona insignificante, un luogo fittizio, un non-luogo, come la Giustizia civile italiana, in-civile per i tempi e i modi di trattazione delle cause: appunto un Giardino delle Vergini della Giustizia (in)civile. Quello del quale il Paese vorrebbe fare volentieri a meno.

Riproduzione riservata - Pierfrancesco C. Fasano 

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