Rivista di Diritto e Pratica della Risoluzione delle Controversie in materia di Proprietà Industriale
Anno 1 - Numero 0
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La riforma della giustizia civile è un ice bucket challenge
Milano, 1° settembre 2014. Post siparietto del gelato (Grom, pagato da Renzi 1000 € per 5 kg) nel cortile di Palazzo Chigi per rispondere all'irriverente copertina dell'Economist), eravamo lì tutti, pronti e speranzosi a guardare la conferenza stampa (video qui sotto), certi dell'avverarsi del promesso big bang della riforma della giustizia civile italiana.

E invece. Invece, sono stati sempre annunciati, dopo le linee guida offerte alla consultazione pubblica agostana (alla quale MFSD ha risposto con il documento sulla valorizzazione della mediazione delegata dal Tribunale delle Imprese, punto 3 delle linee guida), 1 decreto legge e 3 disegni di legge delega, che vedranno la luce, se tutto fila liscio, tra 18 mesi (sempre annunciati).

Direte ma il decreto legge rivoluzionario (dall'indirizzo e-mail rivoluzione@governo.it) è stato annunciato, ma c'è, esiste e verrà pubblicato, con misure di 'degiurisdizionalizzazione'. Questo termine fine a qualche anno fa era considerato una bestiemma per magistrati e avvocati: la giustizia viene amministrata nelle aule dei tribunali dai giudici togati; altrimenti, è 'giustizia privata' si diceva, abusando di un titolo di un film d'azione non eccelso.

E' vero la degiurisdizionalizzazione è stata annunciata: smaltimento di 2,5 milioni (e gli altri 2 milioni e 740 mila ?) di cause arretrate in 3 anni (i famosi 1000 giorni) grazie ad arbitrati volontari delle parti in lite (dopo che hanno già pagato spese legali e di giustizia, e senza alcun incentivo neppure fiscale ?); la convenzione di negoziazione (sulla falsariga di quella francese, peraltro dall'esito fallimentare, soli 7 casi da quando è stata approvata) per conferire agli avvocati la possibilità di fare di una transazione un immediato titolo esecutivo (chi non vuol pagare in sostanza avrà 1 mese per far sparire i propri beni, accettando la trattativa, perché i crediti fino a 50 mila € e le controversie consumeristiche sono materia dove 'prima si tratta e poi si va dal giudice', la cosiddetta condizione di procedibilità); nuove competenze (antitrust, azioni di classe e pubblicità ingannevole; perché prima dove erano decise questa cause ?) del Tribunale delle Imprese (già ingolfato in molte sedi); l'aumento del saggio d'interesse per i debitori (nota positiva); la riduzione della sospensione feriale dal 1° al 31 agosto, che, senza aumentare l'organico delle cancellerie (mancano 8000 risorse dal 1996) e dei magistrati (migliaia), è un mossa ad effetto; l'abbreviazione dei termini per il creditore nel processo esecutivo è un controsenso.

Senza contare che la riforma del rito civile è affidata ad un'apposita Commissione ministeriale, presieduta da Giuseppe Maria Berruti, presidente della sezione III della Corte di Cassazione e direttore del Massimario di quest'ultima: la Commissione già al lavoro, ricevuti i disegni di legge delega dal Parlamento, dovrà consegnare al Governo le bozze dei decreti legislativi per l'approvazione entro 18 mesi. E questa Commissione non si occuperà di mediazione. Visto il clima di confusione e annunci roboanti seguiti dal nulla cosmico viene da dire 'e per fortuna'.

Perciò, la riforma della giustizia civile o quanto meno il suo antipasto (vedi bozza decreto legge) è stata una sorta di ice bucket challenge, quel gavettone di orgine USA a fini di donazione alla fondazione SLA, tormentone dell'estate 2014, ma la versione all'italiana appunto (foto Ansa Renzi): poca acqua, zero ghiaccio e donazioni avare o taciute.

Pierfrancesco C. Fasano [Riproduzione riservata] 

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